martedì 12 novembre 2013

Islanda

Ho sempre pensato l'Islanda come uno spettacolare "laboratorio naturale" dove fare esperienza diretta di tutto ciò che mi affascina dal punto di vista naturalistico.

L'Islanda racchiude molteplici aspetti nei quali la natura e la sua forza si manifestano. Vulcani attivi, ghiacciai, potenti geyser, iceberg, spettacolari ed enormi cascate, laghi pittoreschi, scogliere maestose, lagune glaciali, fiordi, montagne ed arcobaleni.


Fare questo viaggio in camper è solo la naturale conseguenza del fatto che amiamo viaggiare ed amiamo farlo in plein air (quando possibile).
Decidiamo quindi di imbarcarci in questa avventura e di avvalerci come già successo per il viaggio in Marocco dell'anno prima, dei servizi messi a disposizione da Camper e Giramondo.
L'organizzazione del viaggio prevede il ritrovo ad Hirtshals in Danimarca per la partenza con la Smyryll Lines, l'unica società di navigazione che permette di raggiungere l'Islanda, dalla Danimarca, durante i mesi estivi:


smyrilline.com/iceland


Decidiamo di  raggiungere la Danimarca senza unirci al gruppo e partendo un giorno prima, per arrivare al punto di incontro senza grandi ansie.



Il viaggio è molto piacevole, fa un grande caldo, ma, nonostante la lunghezza, da Milano circa 1700 km, corre via velocemente, merito anche del ducato che si fa guidare in assoluta scioltezza.

Nonostante abbia programmato le soste decidiamo di fermarci in maniera più libera: in Germania questo è assolutamente possibile. Praticamente ad ogni uscita della A7 è possibile trovare un'area di sosta o un campeggio nel giro di 5 km.

Certe bellezze naturali non si possono esprimere a parole quindi in questo resoconto troverete molte foto e pochi racconti.


6 agosto

La partenza al mattino avviene sotto una pioggia battente e in un freddo pungente. La giornata in nave, molto confortevole, scorre via fra collegamenti internet (costosi), lettura di libri, riunioni informative. Il tempo è brutto



però verso sera ci regala questo spettacolare tramonto sull'Oceano e il cuore si rallegra un po'.


7 agosto 


Il giorno dopo è pieno di luce; nel pomeriggio è previsto l'arrivo alle isole Fær Øer. Fa comunque abbastanza freddo, soprattutto spira un vento gelido: sotto la giacca di goretex, un piumino, un pile ed una maglietta con le maniche lunghe. Ma non basta.



La luce è però meravigliosa.



8 agosto

Dopo un'altra notte in nave finalmente al mattino arriviamo in Islanda e sbarchiamo al porto di Seydisfjordur, dopo aver percorso un fiordo lungo 17 km, in pieno sole.
Tutti corriamo verso i nostri mezzi, il traghetto è strapieno (camper, fuoristrada, automobili, bus, tanti motociclisti e tanti ciclisti)
Riusciremo ad sbarcare?


Mi dico di sì, ricordandomi che siamo uscite indenni dal traghetto per il Marocco a Tangeri Med. Dopo quell'esperienza siamo in grado di affrontare di tutto.
L'uscita dal porto avviene molto velocemente: ci fermano solo per incollare sul parabrezza un adesivo indicante il periodo di permanenza nell’isola. 
Aspettiamo gli altri fermandoci nel primo spiazzo libero ed approfittiamo per farci un buon caffè italiano. E' una giornata di sole.




Il nostro primo obiettivo è raggiungere Egilsstadir, sosta classica per il cambio valuta, rifornimento carburante e viveri. La strada che percorriamo, n°93, è davvero splendida, sale su di un passo in quota e poi segue a valle il fiume.

Dobbiamo raggiungere l'intersezione con la strada statale 1, la famosa Ring Road che percorreremo fino a Grimmsstadir, dove imboccheremo la pista per raggiungere la cascata di DETTIFOSS.

La Ring Road è la strada che percorre il periplo dell’isola ed è lunga circa 1332 km. E’ quasi tutta asfaltata. Ed anche quella che riserva minori sorprese.



Le condizioni delle strade variano considerevolmente in Islanda.
Ci sono molte strettoie, ripidi sentieri ghiaiosi, con buche profonde e curve brusche.
Alcune di queste strade, segnalate sulle mappe, sono percorribili solo con veicoli 4x4.
E' bene premunirsi di una carta stradale 1:200.000; non è facilissimo trovarle in Italia e conviene comprarle direttamente in Islanda. 
Fra i tanti servizi offerti comunque, per chi può collegarsi in Internet, vi è questo sito:

www.vegagerdin.is/

che garantisce, giorno per giorno, informazioni sulle strade e sulla loro percorribilità.


Dettifoss è la più imponente cascata d' Europa e forse la più impressionante. Ha un'altezza di 45 metri ed un fronte di ben 100 metri e rovescia a valle 193 metri cubi d’acqua al secondo, sollevando spruzzi visibili anche in lontananza.




La potenza del fiume è evidente, come è possibile notare dal labirinto di gole più a valle delle cascate. Una copia in miniatura del Gran Canyon in Arizona.





In questa prima giornata l’Islanda si è presentata in tutto il suo splendore:fiordi luminosi, campi di lava accidentati, cascate imponenti, vette innevate. 
Lasciamo questa zona per dirigerci verso il campeggio di Asbyrgi dove passeremo la notte. L’ultima immagine prima di mettersi a letto e riposarsi: sono le 22.37 ora islandese.



In Islanda vige l'ora di Greenwich (GMT) per l'intero corso dell'anno. La differenza con l'ora italiana è dunque di 1 ora.
Non esiste l'ora legale. Pertanto, nel periodo estivo, quando in Italia entra in vigore l'ora legale, la differenza oraria con l'Islanda ammonta a 2 ore.


9 agosto

Il cielo è molto nuvoloso e a tratti pioviggina. 

Grazie all'influenza della Corrente del Golfo, l'Islanda gode di un clima oceanico freddo ma temperato, con estati fresche ed inverni piuttosto miti nonostante la latitudine,  ma la caratteristica principale del tempo è comunque la "variabilità" (si passa anche 3 o 4 volte al giorno dal sole alla pioggia e dalla calma al vento forte). 

Bisogna quindi vestirsi in modo adeguato.

Per controllare le previsione del tempo:

en.vedur.is/weather/forecasts/areas/

molto attendibile

E’ un susseguirsi di campi di lava. 

L'Islanda è composta interamente da materiali vulcanici, per la maggior parte da enormi strati di colate laviche successive, specialmente basaltiche, che risalgono dal fondo oceanico lungo la dorsale medio-atlantica.



La nostra meta oggi è la Baia di Skjálfandi di fronte alla costa di HUSAVIK, uno dei principali punti d'osservazione delle balene.

In effetti la baia islandese offre condizioni ottime per la vita di balene e altri cetacei: acque profonde esposte alle correnti, variazioni di livello dell'acqua minime, cibo in abbondanza e zone riparate dalle tempeste oceaniche.




Husavik è una tipica cittadina islandese con le sue case colorate, il piccolo porto e le vette coperte di neve che si specchiano nella baia. Il periodo migliore per l’avvistamento va da giugno ad agosto: in questi mesi la possibilità di avvistamento è assicurata.




Ad Husavik troverete due agenzie che svolgono questo servizio. I costi sono standard ed il servizio offerto equivalente. L’uscita costa circa 50 euro e dura circa 3 ore. 
A bordo viene fornito l’equipaggiamento per proteggersi dal freddo, dagli spruzzi e come nel nostro caso anche dalla pioggia. 



Durante l’escursione una guida in inglese commenta le operazioni per arrivare a pochi metri dalle balene. 

Fra le altre cose ci viene raccontato che il nome della baia, Skjalfandi, in islandese significa letteralmente “tremante”: nella baia infatti si verificano, molto spesso, piccoli terremoti, lievi, originati dalla faglia che corre proprio sotto la baia.

E’ preferibile avere qualche rimedio per chi soffre il mal di mare. I miei travelgum sono andati a ruba.

La pioggia ci accompagna per tutto il pomeriggio. Dopo il whale-watching, una breve passeggiata per il paese e poi, attraverso la strada 87, raggiungiamo la zona del Lago Myvatn dove ci fermeremo per due giorni in campeggio.





10 agosto

Oggi il programma propone una lunga escursione all'interno della caldera dell'Askja. 

Le strade da percorrere prevedono l'utilizzo di mezzi appropriati



per il superamento di tratti di strada fra grandi affioramenti di lava ed di molti guadi. L'escursione dura una giornata e prevede il pranzo al sacco perché non esistono punti di ristoro, un abbigliamento adeguato e soprattutto scarpe da trekking.



Attraversiamo paesaggi desertici con formazioni geologiche insolite e grandi campi di lava  che si sono formati da varie eruzioni in periodi diversi. 




 solcati da freddi fiumi glaciali



Lasciamo il pullman e affrontiamo il sentiero che ci porterà alla caldera dell'Askja. Il freddo è pungente ed il vento, a tratti, fastidioso.




Qui gli astronauti americani si sono allenati prima di avventurarsi sulla Luna nel 1969.

Dopo una camminata di circa mezz'ora arriviamo alla caldera dell'Askja. 
Sullo sfondo le acque color blu zaffiro del lago Oskjuvatn: in primo piano il cratere di tefrite Viti che ancora oggi ospita un lago di acqua calda.


Qualcuno si avventura lungo il sentiero per fare il bagno.



Passiamo la serata in campeggio sotto una fastidiosa pioggerellina. 


11 agosto

Al mattino il tempo è proprio brutto. Ci dirigiamo con i nostri mezzi verso la zona del vulcano Krafla. Parcheggiamo i camper nella nebbia 


e raggiungiamo a piedi il bordo del cratere Viti (Inferno) dove a mala pena si riesce ad intravedere la pozza d'acqua che si è formata al suo interno e che dovrebbe essere turchese.


A piedi del vulcano una vasta zona caratterizzata  da fumarole 



pozze di fango ribollente



Una zona  da visitare con attenzione, seguendo i sentieri segnati, poiché è considerata una zona attiva




Nel pomeriggio, nel nostro itinerario verso Akureyri, secondo città dell'Islanda, facciamo una piccola deviazione per vedere la cascata di Godafoss.




Andando verso Akureyri il tempo migliora decisamente.Troviamo un grande piazzale dove vi sono altri camper e ci posteggiamo per un giro in città e per passare la notte. 
Dopo cena un giro per la cittadina.










12 agosto

Oggi lasceremo la Ring Road per visitare una parte della regione dei fiordi nord-occidentali.
E' una splendida giornata di sole e la temperatura si è alzata (20°).
Le strade che percorriamo sono molto panoramiche


Questa è la regione d'Islanda meno frequentata dai turisti. Il traffico è inesistente 


ed i paesaggi che si ammirano dal finestrino lungo la strada 82 e poi la 
76, lasciano senza fiato


Arriviamo al paesino di Siglufjordur, dopo aver attraversato, con qualche apprensione un tunnel di circa 4 km a doppio senso di circolazione ma largo quanto basta a far passare un solo veicolo. Per fortuna non c'è traffico e comunque ogni duecento metri una piazzola, al limite della carreggiata, 
permette di fermarsi nel caso di incrocio con altri veicoli.



Siglufjordur, oggi è un luogo tranquillo caratterizzato da casette dai colori vivaci




ma in passato è stato il più importante porto islandese per la pesca delle aringhe. Fino al 1960 quando le aringhe scomparvero, improvvisamente, dalle coste settentrionali dell'Islanda.

Un bel museo ricorda la storia della cittadina



Il nostro viaggio riprende dopo un breve pranzo e la strada 76, ci permette di fermarci più volte


per fotografare e scrutare l'orizzonte con il binocolo.

D'altra parte a soli 36 km a nord passa il circolo polare artico.

Le foto rendono l'idea della bellezza e varietà dei paesaggi che appaiono ai nostri occhi curva dopo curva




Proseguiamo verso il delta paludoso di Skagarfjordur per arrivare al museo delle fattorie di torba, una collezione di 12 case di torba risalenti al XVIII secolo.



 Nei primi anni del XIX furono sostituite da casette in legno.







Riprendiamo la Ring Road per raggiungere Blonduos, dove passeremo la notte in campeggio.


13 agosto

Oggi ci aspetta una tappa abbastanza lunga considerate le strade islandesi. Il tempo è decisamente brutto. Attraversiamo per chilometri 

campi di lava 


acquitrini e paludi






e quindi decidiamo di approfittare di un grande supermercato per fare un rifornimento che ci permetta una maggiore autonomia per i giorni seguenti.

Alcune volte il paesaggio è veramente spettrale



e ti aspetti che, improvvisamente, si materializzi un troll della mitologia norrena. 

Arriviamo a Olasfvik, fa molto freddo e il vento è fastidioso. Sostiamo in libera in un grandissimo piazzale vicino alla chiesa. Naturalmente come succede spesso, nel giro di un paio d'ore, siamo in parecchi camper.



14 agosto

Abbiamo consultato il sito delle previsioni del tempo ed anche per oggi e per i prossimi giorni è previsto brutto tempo.
Scendiamo lungo la costa ovest per percorrere la passeggiata che unisce Hellnar a Arnastapi.

Peccato per il tempo brutto perchè i paesaggi sono veramente belli ed insoliti



spiagge dorate fra rocce basaltiche




baie spettrali



Scendiamo verso sud in direzione di Husafell per visitare le cascate di Hraunfossar e Barnafoss.







Un particolare del letto del fiume a valle




Un cespuglio di cotone artico




Raggiungiamo il campeggio di Reykjavik: ritroviamo molti dei camperisti incontrati sulla nave. Per la prima volta dobbiamo fare la fila per ottenere l'ingresso. Il campeggio, a sera, è pieno.
Naturalmente piove.



15 agosto

Nel programma originario avremmo dovuto fermarci in città solo mezza giornata; ma il maltempo consiglia un cambio di date per le escursioni successive e quindi in gruppo si decide di fermarsi a Reykjavik. Anche perché nei giorni seguenti è previsto un miglioramento del tempo.
La sosta è dedicata a visitare la città. Il tempo è veramente inclemente, difficile anche fotografare. Comunque dopo tanta immersione nella natura provo un pò di fastidio a passeggiare in un centro abitato.



16 agosto

Sotto un cielo a tratti pieno di nubi a tratti con squarci di azzurro ci dirigiamo verso la Laguna Blu, una grande piscina termale di acqua color azzurro latteo racchiusa in un campo di lava nera.


Le piscine vengono alimentate con acque la cui temperatura viene mantenuta costante a 38°.





Dopo un bagno veramente fuori dal consueto ritorniamo in camper per un breve pranzo.

Un consiglio: se siete interessati ad un'esperienza di questo tipo cercate di entrare all'apertura quando ancora la struttura non è presa d'assalto dai turisti e dagli stessi islandesi.

Nel pomeriggio la nostra destinazione è il Parco di Thingvellir, sito importante sia dal punto di vista geologico che dal punto di vista storico

Nel parco diventa visibile la dorsale medioatlantica, che divide la zolla tettonica americana dall'europea. 

(Da Wikipedia)

La spaccatura, delimitata da alte pareti di basalto, si allarga di 3 cm l'anno, e continua da sud - ovest a nord est attraversando tutta l'isola. Il sentiero che si snoda lungo il canyon principale permette così un'incredibile passeggiata sospesa tra due continenti: l'americano e l'europeo.

E' il luogo dove i vichinghi fondarono nel 930 d.C. l'Alþing, primo Parlamento "democratico" del mondo.

Il parco è molto esteso: vari sentieri permettono di percorrerlo in tutte le direzioni.
Decidiamo di passare la notte nel parcheggio. Verso l'imbrunire dobbiamo chiuderci in camper perché assaliti da nugoli di insetti fastidiosi. Approfittiamo per cenare. 
Un gentile guardiano  verso le 22 ci comunica che non è possibile fermarsi all'interno del parco.
Riprendiamo quindi la strada e appena fuori dal parco, avremo percorso una decina di km, ci fermiamo in un grande spiazzo dove passiamo la notte. In Islanda la sosta è l'ultimo dei problemi.

17 agosto



Ci risvegliamo in un posto meraviglioso.



L'obiettivo della mattina è raggiungere la zona di Geysir. 
Il termine geyser deriva dall'islandese Geysir (soffio). In realtà è stato dato il nome "geyser" al fenomeno, mentre in in islandese è solo il nome di quel singolo geyser.

Al giorno d'oggi il Geysir è inattivo ma per fortuna è possibile osservare  un altro geyser, Strokkur, che dista meno di 50 metri da Geysir ed erutta con regolarità ogni 10 minuti.

La calma 




prima della esplosione (se avete la pazienza di vedere il video)

                                        



Nel pomeriggio ci dirigiamo verso le cascate di Gullfoss. 




La cascata è divisa in due tronconi; quello superiore con un caduta di circa 11 metri e quello inferiore con un salto di circa 21.

Spettacolare il canyon a valle







Thingvellir, Geysir e Gullfoss compongono il cosidetto Circolo d'oro e costituiscono la maggior attrazione d'Islanda. Sono i luoghi dove vi è la più alta concentrazione di visitatori

In serata raggiungiamo il campeggio di Selfoss, dove ci fermeremo per due notti.



18 agosto


Oggi è in programma un'escursione nell'antica valle del Landmannalaugar. Troviamo il pulmino 4x4, noleggiato, all'entrata del campeggio.
Ci addentriamo nella pista 




 e davanti a noi si aprono scenari incredibili









Arriviamo nella zona del Rifugio Landmannalaugar. 
Da qui partono bellissimi sentieri che permettono escursioni sia di poche ore come di più giorni. 

C'è un piccolo piazzale, dove è possibile piantare le tende, i servizi ed un autobus adattato a punto di ristoro e dove è possibile ripararsi dalla pioggia come nel nostro caso.


Naturalmente non manca una piscina naturale di acqua calda.







Ed alla fine senza che il tempo sia mai migliorato riprendiamo la pista per il ritorno in campeggio.










19 agosto 


Scendiamo verso il sud est dell'Islanda in una lenta marcia di avvicinamento al porto di Seydisfjordur dove ci imbarcheremo sulla nave che ci riporterà in Danimarca.
Percorriamo la Ring Road fino alla deviazione per la cascata di Seljalandsfoss








La roccia affiorante dietro la cascata permette di camminare sotto la caduta dell'acqua. Molti si avventurano: il bagno è assicurato








Il nostro viaggio prosegue verso est, sempre lungo la Ring Road: giungiamo  a Dyrholaey, un altopiano roccioso con un enorme arco in pietra. 

Il promontorio è una riserva naturale particolarmente ricca di avifauna; finalmente arriviamo molto vicino ad una piccola colonia di pulcinella di mare.







La vista dal promontorio sulla nera spiaggia vulcanica di Reynisfjara è magnifica





Una strada sterrata scende alla spiaggia: lo spettacolo che si apre davanti ai nostri occhi è meraviglioso. Scendiamo con i camper.

Il promontorio visto dalla spiaggia




I faraglioni



Un incredibile gruppo di colonne basaltiche



Riprendiamo la nostra strada verso Parco Nazionale di Skaftafell ed un tenue arcobaleno appare all'orizzonte mentre facciamo benzina



Il tempo sembra migliorare 


Arriviamo al camping del Centro visitatori del Parco di Skaftafell.




Il ghiacciaio lambisce il campeggio.

Dormiamo parcheggiati fra due lingue di ghiacciaio. Non c'è bisogno di accendere la stufa, bastano i piumini. Sempre di più penso che abbiamo comprato un ottimo camper.


20 agosto

Lasciamo il campeggio fra le due lingue del Vatnajokull, il ghiacciaio più grande d'Europa, diretti verso la Baia di Jokulsarlon.



La Ring Road corre lungo le propaggini del ghiacciaio e nelle giornate di bel tempo la spettacolarità del panorama riempe tanto gli occhi da rendere faticosa la concentrazione alla guida




o obbliga il passeggero, in questo caso io, a foto come questa, scattata dopo essermi tolta la cintura di sicurezza e sporta con il busto completamente fuori dal finestrino.
(Dimenticandomi di essere una donna di una certa età)



Ci dirigiamo verso il parcheggio e notiamo questa fila di camper sulla spiaggia; la cosa divertente è che sono rappresentante tutte le tipologie di camper



Parcheggiamo i camper per poter prenotare il giro della laguna con un mezzo anfibio. L'escursione dura 35 minuti, i mezzi partono ogni mezz'ora e bisogna mettersi in coda per prenotarla.



Gli iceberg si staccano dal ghiacciaio schiantandosi in acqua. La laguna si è formata solo 75 anni fa. Fino allora il ghiacciaio arrivava fino alla strada; ora invece si sta ritirando velocemente.


Un'escursione da non perdere: le guide a bordo raccontano, in inglese, molti particolari interessanti 



e ci fanno assaggiare il ghiaccio antico di 1000 anni




La laguna dall'alto





La spiaggia di ghiaccio





Lasciamo la Baia di Jokulsarlon dopo un veloce pranzo e  attraverso paesaggi spettacolosi







raggiungiamo Hofn, da dove è possibile osservare il ghiacciaio








 ed poi, il promontorio di Hvalnes




Infine, lungo la Ring Road troviamo l'indicazione di un'area di sosta in mezzi ai campi. Molto spartana, come tutte le aree in Islanda ma con l'allaccio per la corrente, lo scarico per le cassette ed anche la possibilità, per chi vuole, di farsi una doccia calda. 
Il panorama è delizioso.






21 Agosto

Giornata di viaggio verso porto di Seydisfjordur, lungo la Ring Road che per molti tratti è una magnifica strada di costa lungo i fiordi.








Verso sera arriviamo all'area di sosta annessa al campeggio di Seydisfjordur.


22 Agosto 

Il nostro viaggio in Islanda è finito ci imbarchiamo sulla "Norrona" per tornare in Danimarca




Qualche informazione.....

L'Islanda è un vero paradiso per il camper. Gli spazi a disposizione sono enormi ci si può fermare ovunque senza problemi (tranne che nei parchi nazionali).

Dimenticatevi i problemi riguardanti l'utilizzo del camper: i campeggi sono spesso delle aree di sosta molto spartane (finalmente) dove però viene quasi sempre fornito l'attacco alla corrente e messe a disposizione docce calde, oltre allo scarico di acque grigie e nere. In alcune il collegamento internet è gratis.

Ogni stazione di servizio mette a disposizione una specifica area attrezzata che i locali utilizzano regolarmente per lavare i veicoli. In queste aree, gratuite e senza che sia richiesto di fare rifornimento di benzina, si può fare acqua e scaricare le acque grigie, ripulendo bene la piazzola. In molte stazioni di servizio è possibile trovare anche il pozzetto delle nere.

Uno speciale opuscolo riguardante sistemazioni/campeggi é disponibile presso i centri di informazione turistica.

A Egilsstadir, tappa fondamentale arrivando da Seydisfjordur, trovate tutto quanto è necessario per rendervi autonomi. Banche per il cambio della valuta, supermercati molto riforniti, stazioni di servizio e centro di informazioni turistiche.

Qui trovate alcune informazioni sui campeggi

it.camping.info/islanda/campeggi



Nei centri abitati, anche i più sperduti, l'approvvigionamento di alimenti non costituisce alcun problema: anche nei paesi più piccoli uno spaccio alimentare è comunque assicurato ed alcune volte lo si può trovare anche nelle stazioni di servizio lungo le vie principali.


Le aree interne invece sono quasi completamente sprovviste di spacci alimentari.
I prodotti alimentari locali sono certamente molto sani: in particolare lo skyr, una via di mezzo tra la ricotta e lo yogurt, molto buono, il latte ed il burro.
Sono diffusissime delle buste di carne varia marinata che, nonostante qualche perplessità, si rivela piuttosto buona.

Nei supermercati sono reperibili frutta e verdura, tutta di importazione, però di qualità decente.

Nei supermercati si trova una birra leggerissima (2 gradi). Gli alcolici veri e propri, compresa la birra che noi abitualmente beviamo sono in vendita in speciali spacci di stato, per lo più annessi ai grandi supermercati: i vini sono cari, e le birre in proporzione ancora di più.


L'introduzione di alcolici è severamente regolamentata. 

E' assolutamente necessario essere provvisti di capi di vestiario in grado di proteggersi dal freddo. Le condizioni meteorologiche variano in continuazione quindi il sistema migliore è quello di vestirsi a strati.

Queste sono piccole annotazioni.

Se pensate all'Islanda come una meta possibile potete trovare molte informazioni in Internet:

www.islanda.it/guida.php

Noi abbiamo anche utilizzato la guida Lonelyplanet dedicata all'Islanda.


Equipaggio: Paola e Gabriella
Camper: Globecar Campscout su Ducato 3.0
Durata viaggio:
Milano - Hirtshals: 2 agosto - 4 agosto
Islanda: 8 agosto - 22 agosto
Hirtshals - Milano : 24 agosto - 26 agosto
Km. percorsi : 5200




venerdì 8 novembre 2013

"coso"

mi sembrava bello....tratto dal gruppo facebook "amiamo il plein air".


(omisiss) ...In effetti, il “coso” (un furgone Fiat 242 camperizzato) era davvero minuscolo e la sola idea di farci entrare tutte le vettovaglie che ci eravamo portati dietro, oltre ad una coppia di adulti con due bambini, appariva ad una prima occhiata praticamente folle; in realtà la sensazione restava tale anche ad una seconda occhiata e perfino ad una terza. Con occhi sgranati dalla disperazione rimasi a fissare l’espressione estremamente soddisfatta del marito che sporgeva dal finestrino del “coso” con l’aria di chi ha appena vinto alla lotteria.
Non mi rimaneva che adottare un atteggiamento spavaldo (a beneficio degli allibiti genitori) e salire con aria navigata a bordo del “coso”; tentativo fallito miseramente grazie al notevole dislivello tra il piano dell’abitacolo e quello del terreno che mi obbligò ad un ridicolo saltino che minacciava di farmi ripiombare con il sedere per terra; ma almeno questa umiliazione mi fu risparmiata e finalmente mi ritrovai all’interno dell’abitacolo. L’incombente sensazione di claustrofobia che già si stava facendo strada in me esplose repentinamente con la violenza di un tornado non appena realizzai che avremmo passato le prossime due settimane a stretto contatto di gomito all’interno di un furgone che non superava i quattro metri quadri di superficie disponibile!
Chiusi gli occhi e cercai di riacquistare almeno una parvenza di lucidità; dopo qualche secondo li riaprii, con la segreta speranza di veder sparire il “coso” in un limbo dimenticato, ma naturalmente l’infernale camper era ancora davanti ai miei occhi con le sue lillipuziane dimensioni; poteva quasi sembrare una casa di bambole, ma erano persone vive quelle che si sarebbero dovute adattare al suo interno. Nel catalogare, con occhio avvilito, i pochi arredi che ne componevano l’interno dovetti alla fine arrendermi alla terribile evidenza: era ormai troppo tardi per cambiare idea e non mi rimaneva che cominciare il trasloco a bordo del “coso”, figli compresi: il mio avvilimento era tale che non mi preoccupavo neanche più di dove avrei infilato le masserizie. Con aria assente mi ritrovai ad imbarcare pacchi su pacchi, mentre il marito non riusciva a frenare la sua esuberanza e cicalava continuamente, mostrandomi tutti i particolari e cercando di strapparmi dal mio atteggiamento che scivolava sempre di più verso estremi catatonici. “Guarda che amore! E’ tutto in miniatura, ma non manca niente! Vedi queste poltroncine si trasformano in un comodo letto matrimoniale, e qui sopra c’è anche la possibilità di montare una brandina supplementare, ma i bambini sono così piccoli che non ce ne sarà bisogno! E poi qui c’è il locale bagno, con il lavandino e il gabinetto, proprio come quello di casa! E che ne dici dell’angolo cottura con tanto di frigorifero? C’è proprio tutto e vedrai che ci divertiremo da matti!".......(continua....forse)


martedì 5 novembre 2013

Grecia a capodanno






Magari a qualcuno può interessare o magari no, magari può essere un idea diversa dal solito, magari non ci andrete mai in inverno perché preferite il sole e il mare blu, ma noi invece amiamo i posti di mare quando al mare quasi nessuno ci va, ed è per questo che lo scorso anno, il 25 dicembre, siamo partiti per la Grecia.
L’idea, ovviamente, non era quella di bagni d’acqua e di sole, ma piuttosto una full immersion nella Grecia classica.
Equipaggio: il sottoscritto (Mario), Roberta (mia moglie) e il pupo (Federico) che proprio durante la traversata dell’Adriatico compiva 9 anni. Tutti a bordo del nostro furgonato: Helix Izoard 555s su Renault Master del 2011.
Ecco il resoconto di questa fantastica vacanza che, in 2.900 km, ci ha fatto scoprire una Grecia (che peraltro non avevamo mai visitato) piena di storia e in completa tranquillità.


Martedì 25/12/2012

Partiamo alle 20.30 del giorno di Natale da Pinerolo, direzione Ancona e pernottiamo in Autogrill a Parma. 

Mercoledì 26/10/2012

Proseguiamo verso Ancona dove arriviamo verso le 11.00. Alle 13.00 (due ore di ritardo)  ci imbarchiamo sul traghetto per Igoumenitsa della Minoan Lines che parte alle 15.00. Il mare è calmo e, per fortuna, così rimarrà per tutta la traversata. Abbiamo prenotato una cabina tutta per noi, anche se il traghetto è mezzo vuoto (cosa che non sarà al ritorno, pieno di camion, ma per fortuna anche in tal caso la cabina era prenotata). Cena a bordo, nanna, e il giorno dopo…



Giovedì 27/12/2012

… a colazione, festeggiamo il nono compleanno del nostro pupo (che fatica nascondere il regalo nel bagaglio a mano!).
Sbarchiamo a Igoumenitsa alle 9.30, con l’emozione che ci accompagna tutte le volte che entriamo in un altro paese. Iniziamo il nostro viaggio con una sosta a Ioannina per una passeggiata sul lungo lago e un pranzo in un localino nel centro storico. Ci sarebbe da vedere la cittadella ma è giorno di chiusura  e comunque non è in programma perché vogliamo arrivare alle Meteore prima che faccia buio per farci un giro in mezzo con la luce del tramonto. Ci riusciamo e rimaniamo incantanti da questo paesaggio così particolare, la visita sarà per il giorno dopo però, e quindi ci dirigiamo al campeggio.

NOTA: In questa vacanza abbiamo deciso di appoggiarci sempre ai campeggi, così mia moglie, che da sempre fa invidia alle migliori agenzie di viaggio, ha cercato e telefonato a tutti i campeggi che erano sulla strada per sapere quali erano aperti. Per fare ciò ed avere l’elenco ha preventivamente telefonato all’Ente Nazionale del turismo Ellenico (Roma 06.4744249) chiedendo una guida dei campeggi che ci è stata tempestivamente inviata insieme a qualche cartina e brochure. Inoltre, per completezza di informazioni, per la nostra vacanza abbiamo usato una guida Michelin verde “Grecia e Isole” e basandoci appunto sui campeggi aperti abbiamo definito il percorso.

Pernottiamo quindi al campeggio Vrachos nel paese di Kastraki proprio ai piedi delle Meteore (siamo due equipaggi, noi e una coppia di austriaci con un pulmino attrezzato). 



Venerdì 28/12/2012

Al mattino visita alla Grande Meteora per iniziare, poi Agia Roussanou e per finire S.Stefano. Incontriamo un gruppo di cinque BrontoCamperSauri italiani con i quali più volte ci incroceremo nelle varie soste ma che non sono molto propensi a attaccar bottone con un piccolo VelociCamperRaptor (paura di esser sbranati?).



A parte i summenzionati siamo veramente in pochi a girar per le Meteore e ce le gustiamo con calma ma comunque a pranzo siamo già in viaggio verso Delphi e ci fermiamo a mangiare di fianco a un mezzo poco più veloce di noi.



Alla sera sosta al campeggio Apollon a Delphi. Siamo solo noi e una marea di gatti affamati 


 
Durante la notte inizia a piovere.

Sabato 29/12/2012

Visita al sito archeologico di Delphi sotto una pioggerellina fine ma costante, sembra di essere in Trentino in autunno anche se siamo a pochi km dal mare, ma  la bellezza del luogo è comunque favolosa così come il passeggiare solitari per le rovine.



 Sempre in mattinata ci spostiamo ad Osious Louka, un antico monastero sperso nel nulla che merita sicuramente una sosta. Ripartiamo verso le 13.30 e ci fermiamo a mangiare sotto il monte Parnaso, dove incontriamo anche qualche spruzzata di neve a bordo strada che ci ricorda come, poco più in su, gli Ateniesi odierni si rechino a sciare…ma non oggi, visto che continua a piovere e le cime sono immerse in una fitta nuvolaglia.
Arriviamo al campeggio Athens di Atene  alle 19.30, comodo e facile da trovare, ceniamo e ci corichiamo ancora con il rumore della pioggia sul tetto in vetroresina.

NOTA: Ci siamo più volte chiesti come avremmo potuto girare per la Grecia con una semplice cartina! I nomi sui cartelli sono, ovviamente, in alfabeto greco e, a parte vicino ad Atene, non c’è ombra di “sottotitoli” in inglese. Per consultare la cartina, se è in greco, ti devi fermare a confrontare lettera per lettera il nome di un paese e, se è in inglese, non ti serve a niente. Per la prima volta possiamo dire “viva il navigatore” che, in più, ci ha tenuto allegri con la pronuncia dei nomi delle vie.
NOTA2: Nel trasferimento tra le Meteore e Delphi, abbiamo potuto notare i segni evidenti della crisi. I lavori stradali sono tutti fermi (abbiamo viaggiato per ore a fianco di un interminabile nastro di terra battuta con ponti, cavalcavia e svincoli che avrebbe dovuto diventare un autostrada per Atene ma che ora attende tempi migliori), un capannone su due è vuoto ed abbandonato, in compenso nascono come funghi distese di pannelli solari in mezzo ai campi, unici posti dove sembra fervere l’attività lavorativa. Anche ad Atene file di negozi abbandonati fanno da contraltare a zone rimesse a nuovo per le olimpiadi del 2004.

Domenica 30/12/2012

Anche oggi piove, ma questo non ci impedisce di visitare il Museo archeologico di Atene (con alcune sale chiuse poiché la crisi non permette di avere il personale al completo) e il Museo della Guerra.
Pranzo in ristorante tipico e passeggiata per La Plaka fino a Monastiraki.
Cena e pernottamento in campeggio. Lo spostamento per la città con i mezzi pubblici si rivela molto semplice e, per fortuna, visto il periodo, non incappiamo in nessuno sciopero o manifestazione.

Lunedì 31/12/2012

Non piove più e ci dedichiamo alla visita all’Acropoli (tra tutti i resti archeologici, a nostro parere, risulteranno i meno interessanti), al Tempio di Zeus Olimpico e alla Porta di Adriano. 



Pranzo in un “fast-food” greco (nel senso di cibo greco) e a seguire, nel pomeriggio, visita al Tempio di Teseo (Theseion), passeggiata per un mercatino delle pulci e ancora un giretto per Monastiraki.
La cena e il veglione dell’ultimo dell’anno lo passiamo in camper giocando a carte ed all’Allegro Chirurgo, ma sono sicuro che chi vorrà troverà il modo di passarlo in mezzo ai festeggiamenti che si son fatti sentire a mezzanotte come un lungo e pacifico bombardamento anche se seguito da parecchie sirene di ambulanze: tutto il mondo è paese.

Martedì 01/01/2013

Iniziamo l’anno nuovo di buon mattino viaggiando su strade deserte fino a Capo Sounio che, pur essendo chiuso, ci fa intravedere il suo tempio a picco sul mare e merita la diversione.



Torniamo quindi sui nostri passi e attraversiamo il canale di Corinto che merita anche un attraversamento a piedi.
Pranziamo in uno dei pochi autogrill greci e ci dirigiamo verso Micene. Sostiamo al campeggio Mycenae (unici ospiti) nell’omonimo paesino poco sotto le rovine e sperimentiamo l’ospitalità greca con offerte da parte dei gestori di un cesto di frutta e di un ottimo pezzo di torta avanzato dai festeggiamenti della sera prima, tutto in cambio di…5 Euro. Ne diamo dieci per non sentirci troppo in colpa e ci facciamo indirizzare ad un taverna dove, come unici avventori, mangiamo Moussaka e Federico trova nel pane la monetina portafortuna di usanza greca.

Mercoledì 02/01/2013

Splende un fantastico sole e saliamo fino al sito archeologico di Micene che, come da copione, visitiamo quasi in solitudine rimanendo affascinati dalle ciclopiche mura e dalle tombe reali (tholos). Ci aggiriamo quasi stupefatti pensando alla grandezza scomparsa di questa grande e misteriosa civiltà. 



Dopo la visita ci dirigiamo verso una delle zone più selvagge della Grecia: la penisola del Mani. Vogliamo goderci questi paesaggi incontaminati in un periodo dell’anno in cui il turismo è in letargo.
Arriviamo a Gythio e passeggiamo su una spiaggia per vedere un relitto intravisto della strada, al quale giungiamo al tramonto tra immagini che ci rimarranno impresse nella memoria. 



Pernottiamo nel camping Gythion Bay dove, in controtendenza, troviamo diversi camper e roulotte in sosta, d’altronde il clima è quasi primaverile e probabilmente non sono poi così pochi a venire a svernare in questi luoghi.

Giovedì 03/01/2013

Visitiamo la regione del Mani con le sue torri e i suoi panorami mozzafiato, fino a capo Matapan.  Pranziamo in una taverna a Geroleminas e poi ci dirigiamo verso Olimpia dove dormiamo nel campeggio Diana.

NOTA: Il campeggio è difficilissimo da trovare. Arriviamo nel paese di sera e giriamo spersi fino a quando non ci fermiamo a chiedere ad un giornalaio. Un cliente gentilissimo, ci fa strada e ci porta in collina davanti all’ingresso. Neanche il navigatore sapeva più dov’era. Qui incontriamo per l’ultima volta il gruppo di Bronto visti alle Meteore. Sono in fila all’ingresso, il campeggio è tutto a terrazzamenti e loro discutono su come parcheggiare. Il proprietario ci fa passare, e poiché siamo piccoli, ci indirizza al fondo del campeggio. Veniamo inseguiti da parte degli equipaggi italioti urlanti con il terrore che gli rubiamo i posti. Ridicolo… Alla fine entrano anche loro e ci mettono un’ora a parcheggiare in tutto il resto del campeggio che era praticamente vuoto. Due volte…ridicoli!!! Un altro motivo per non pentirsi MAI di avere un piccolo furgonato.

Venerdì 04/01/2013

Al mattino ci spostiamo al parcheggio davanti all’ingresso dell’area archeologica. Questa volta la gente non manca. Centinaia di pullman arrivano a getto continuo. Olimpia d’altronde è una meta classica delle crociere del Mediterraneo e questa volta sperimentiamo cosa vuol dire visitare un sito affollato. Comunque merita ugualmente anche solo per fare una corsetta nell'antico campo di atletica.



A mezzogiorno scaldiamo i motori e ci dirigiamo a nord, obbiettivo Igoumenitsa. Ci lanciamo lungo la costa occidentale, percorriamo stradine poco più larghe del camper, affiancati anche stavolta da lunghe spianate di terra che, forse, un giorno, diventeranno un autostrada ma per ora si fermano sconsolate davanti a montagne che aspettano i loro tunnel. Percorriamo un tunnel sotto il mare ad Aktio e arriviamo poco prima dell’imbarco largamente in anticipo. Ci fermiamo perciò in un bel paesino di pescatori (di cui non abbiamo neanche segnato il nome) a passeggiare lungo il porto e ci regaliamo un’ottima cena a base di pesce in una taverna sul mare. Alle 20.00 entriamo sul piazzale d’imbarco e alle 24.00 saliamo sul traghetto.
Il mare è nuovamente calmo ma il traghetto stavolta è stracolmo. Mi fanno parcheggiare pizzicato in mezzo ai TIR e quando dovrò uscire ringrazierò ancora una volta la mia Raptor-scelta.

Sabato 05/07/2013

Scendiamo ad Ancona alle 19.15 e alle 2.00 del 06/01/2013 siamo a casa.

Ci rimarranno le foto e un ricordo fantastico di una vacanza vissuta in piena tranquillità visitando il paese che, come l’Italia, conserva i più importanti ricordi della nostra civiltà.

Un ultimo appunto…i soprannomi della vacanza (ogni vacanza…un rito):
Federico = Pizio
Papà = Filopappo
Mamma = Pandora

Volete sapere chi sono? Andate in Grecia a cercarli!

Mario e la sua ciurma.