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| pubblichiamo questa informativa come da richiesta del distributore italiano. Iniziativa riservata ai clienti del marchio |
giovedì 17 luglio 2014
comunicazione per i clienti del marchio PÖSSL e GLOBECAR
martedì 15 luglio 2014
Realizzazione di una luce per esterno / interno
Molti dei nostri amati Raptor sono sprovvisti di una luce esterna non avendo uno spazio adeguato per collocarla.
Prendendo spunto dalle numerose soluzioni tecniche già collaudate da altri, ho deciso di realizzare una soluzione che rispondesse ai seguenti requisiti:
- facilmente collocabile all’esterno del camper durante la sosta ma in forma non permanente
- alimentabile dal circuito in bassa tensione (12V) del mezzo
- utilizzabile anche all’interno del mezzo per migliorarne l’illuminazione
- facilmente stivabile
- economico nella realizzazione e nell’utilizzo
- luminoso quanto una lampada ad incandescenza di ca 50 W
Con queste premesse la scelta è ricaduta su una luce a LED 5050 (i più luminosi) lunga 1 mt, un buon compromesso tra luminosità (650 lumens), consumi (14,4 W) ed ingombro.
Per “ospitare” la striscia LED ho optato per un profilo di alluminio (semplice, leggero ed esteticamente gradevole) con taglio a “V” per orientare la luce verso il basso di 45° e quindi ottimizzare l’illuminazione della veranda quando utilizzata all’esterno del veicolo.
Il problema a questo punto da superare era come ancorare l’oggetto all’esterno del camper in modo non invasivo (senza fori e staffe) e soprattutto flessibile (potendo quindi decidere di volta in volta la posizione più conveniente).
In questo caso è venuta in aiuto la struttura dei furgonati, la lamiera, che a differenza dei cugini camper in alluminio o vetroresina ha la proprietà di subire l’attrazione magnetica. E così mi sono procurato un nastro adesivo magnetico da applicare sul retro del profilo:
Et voilà ecco la ns lampada applicata comodamente e stabilmente sulla superficie del portellone:
Per stivare la lampada e allo stesso tempo utilizzarla anche all’interno del camper, ho realizzato due staffe di lamiera (per sfruttare sempre l’ancoraggio magnetico) debitamente rivestite di un tessuto adesivo tipo alcantara e posizionate in corrispondenza delle cerniere del vano sottotetto anteriore (sfruttando quindi gli stessi attacchi senza dover forare):
All’interno ho preferito rivolgere l’illuminazione di 45° verso l’alto per diversi motivi: primo per un migliore appoggio sulla staffa sul lato piatto; secondo perché sul lato dove esce il cablaggio sul mio Raptor (Adria 4 Twin) ho un attacco luce 12V; terzo perché la luce rivolta verso il soffitto chiaro si diffonde meglio:
Infine, per il collegamento alla presa 12V ho utilizzato una comune spina per camper e un paio di connettori a 2 pin (per usare la prolunga solo quando serve):
Tutto il materiale occorrente è stato acquistato su eBay per una spesa inferiore ai 30 €. Il lavoro è semplice, alla portata di tutti e totalmente reversibile.
Prendendo spunto dalle numerose soluzioni tecniche già collaudate da altri, ho deciso di realizzare una soluzione che rispondesse ai seguenti requisiti:
- facilmente collocabile all’esterno del camper durante la sosta ma in forma non permanente
- alimentabile dal circuito in bassa tensione (12V) del mezzo
- utilizzabile anche all’interno del mezzo per migliorarne l’illuminazione
- facilmente stivabile
- economico nella realizzazione e nell’utilizzo
- luminoso quanto una lampada ad incandescenza di ca 50 W
Con queste premesse la scelta è ricaduta su una luce a LED 5050 (i più luminosi) lunga 1 mt, un buon compromesso tra luminosità (650 lumens), consumi (14,4 W) ed ingombro.
Per “ospitare” la striscia LED ho optato per un profilo di alluminio (semplice, leggero ed esteticamente gradevole) con taglio a “V” per orientare la luce verso il basso di 45° e quindi ottimizzare l’illuminazione della veranda quando utilizzata all’esterno del veicolo.
Il problema a questo punto da superare era come ancorare l’oggetto all’esterno del camper in modo non invasivo (senza fori e staffe) e soprattutto flessibile (potendo quindi decidere di volta in volta la posizione più conveniente).
In questo caso è venuta in aiuto la struttura dei furgonati, la lamiera, che a differenza dei cugini camper in alluminio o vetroresina ha la proprietà di subire l’attrazione magnetica. E così mi sono procurato un nastro adesivo magnetico da applicare sul retro del profilo:
Et voilà ecco la ns lampada applicata comodamente e stabilmente sulla superficie del portellone:
Per stivare la lampada e allo stesso tempo utilizzarla anche all’interno del camper, ho realizzato due staffe di lamiera (per sfruttare sempre l’ancoraggio magnetico) debitamente rivestite di un tessuto adesivo tipo alcantara e posizionate in corrispondenza delle cerniere del vano sottotetto anteriore (sfruttando quindi gli stessi attacchi senza dover forare):
All’interno ho preferito rivolgere l’illuminazione di 45° verso l’alto per diversi motivi: primo per un migliore appoggio sulla staffa sul lato piatto; secondo perché sul lato dove esce il cablaggio sul mio Raptor (Adria 4 Twin) ho un attacco luce 12V; terzo perché la luce rivolta verso il soffitto chiaro si diffonde meglio:
Infine, per il collegamento alla presa 12V ho utilizzato una comune spina per camper e un paio di connettori a 2 pin (per usare la prolunga solo quando serve):
Tutto il materiale occorrente è stato acquistato su eBay per una spesa inferiore ai 30 €. Il lavoro è semplice, alla portata di tutti e totalmente reversibile.
venerdì 25 aprile 2014
Condensa sui furgonati.
Riporto un intervento di Mario Zaro, titolare della Helix camper, relativamente agli accorgimenti adottati in fase costruttiva per ovviare al problema condensa che spesso affligge i camper (non i furgonati come potrete leggere...).
Dunque… ci si poneva il problema della condensa che si viene a creare sulle parti della carrozzeria non a vista. Una premessa: la condensa che si forma sulle lamiere dei normali furgoni da trasporto cola lungo le pareti e va a depositarsi sulla base delle varie parti del furgone, in particolare finisce negli scatolati laterali che formano la base della carrozzeria e questi, prevalentemente sono…chiusi. Ovvero non hanno più delle aperture che ne consentono la fuoriuscita. Esistono dei fori che sono facilmente individuabili da dei tappi di plastica o di gomma, questo perché le lamiere sono oggi trattate in modo da non patire l’acqua neanche nel lungo periodo. Per il sale invece è tutta un’altra questione per cui è preferibile lasciare un eventuale piccolo accumulo d’acqua all’interno (che peraltro tende ad evaporare sempre abbastanza in fretta) piuttosto che consentire al sale depositato sulle strade di insinuarsi e depositarsi all’interno mischiato magari a terra in una zona dove la lamiera (a differenza di longheroni e traverse) è sottile e poco dilavata. Sui vecchi furgoni, dove vi erano delle aperture è facile rilevare veri e propri assalti della ruggine in quelle zone. Per quanto riguarda invece eventuali differenze tra commerciali e trasporto persone non ve ne sono se non nei rivestimenti, come quello del tetto, sempre presenti, proprio per evitare (oltre che per bellezza) che la condensa che si forma sul tetto goccioli sulla testa dei passeggeri.
Passiamo ai camper, anzi, prima, alla condensa. La condensa si forma dal contatto di aria particolarmente umida con una superfice fredda, o meglio, più fredda. Non sto a spiegarvi come funziona nel dettaglio anche perché non ne sarei capace. Per approfondire potete fare come me e andare su Internet e trovate tutto quello che serve per chiarirsi le idee.
Nel caso specifico il fenomeno si accentua a causa delle persone che soggiornano all’interno e che emettono costantemente , principalmente attraverso il fiato, ma anche attraverso l’epidermide vapore acqueo (per non parlare poi di un eventuale doccia calda!).
La variabile, che consente di abbattere la formazione di condensa, è data dall’isolamento e questo avviene in due modi: evitando che l’aria calda entri in contatto con la superficie fredda della lamiera (principale) e variando la superficie di contatto facendo in modo che non sia la lamiera a entrare in contatto con l’aria più calda.
La formazione di condensa dipende quindi in questi casi da quale, quanto e come l’solante è posizionato.
Una volta si usava la lana 0di roccia, la quale però aveva un basso potere isolante (paragonato con i materiali odierni) e comunque tendeva a impregnarsi dell’umidità che eventualmente ancora si formava. Oggi vi sono diversi tipi di materiali che possono essere applicati in pannelli rigidi sagomati oppure malleabili incollati direttamente sulla carrozzeria. In quest’ultimo caso oltre che fare da barriera termica, variano anche la superficie della lamiera rendendo la formazione di condensa estremamente improbabile. Nello specifico noi usiamo delle camere d’aria che vengono a formarsi tra il posizionamento di un materiale isolante (più o meno performante), la lamiera e la parete dell’abitacolo. La prima camera, che è a contatto con la lamiera la chiamiamo camera fredda poiché è isolata dall’interposizione dei pannelli dalla seconda camera che è quella calda che è invece a contatto con le pareti interne del camper. In tal modo abbiamo trovato una soluzione abbastanza efficace poiché la lamiera non entra in contatto con l’aria umida (la camera d’aria fredda risulta “stagna” rispetto all’atmosfera umida della zona living) ed inoltre l’aria stessa presente nella camera è fredda perché non interessata dall’aria riscaldata dell’abitacolo. L’aria più calda della seconda camera invece entra in contatto solo con la superficie dell’isolante (spesso 20 mm) che, vista la sua funzione, non trasmette il freddo della prima camera.
Per quanto riguarda invece le parti in metallo che non possono essere interessate dall’applicazione di isolante, come ad esempio i montanti posteriori, la maggior parte dei mezzi seriali utilizzano delle carterature (normalmente in plastica) che fanno da intercapedine. Questa, oltre a creare comunque un piccolo cuscinetto d’aria, consentono all’eventuale condensa di non essere vista e di poter colare (se in grande quantità) verso il basso per poi successivamente evaporare tramite il riscaldamento del camper stesso senza provocare ne danni e neppure muffe. Noi, non potendo permetterci, viste le estreme personalizzazioni degli allestimenti, le carterature, abbiamo dovuto affrontare il problema in modo più radicale per cui incolliamo sulle parti scoperte un PVC imbottito alveolare, che ha la doppia funzione di isolare e modificare la superfice della lamiera in modo che la stessa non sia sufficientemente fredda per creare condensa.
In conclusione ritengo che il problema della condensa nascosta sia un problema veramente marginale (con le dovute eccezioni di allestimenti fatti veramente male dei quali io non sono peraltro a conoscenza) appurato il fatto che la sua formazione, stante le attuali tecniche di allestimento, risulta essere veramente minima e che, comunque, in caso di sua formazione (ovviamente in quantità ragionevoli) la stessa non va a creare muffe e tantomeno a formare fenomeni di corrosione sulle attuali meccaniche.
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